Prima dei flash, prima di entrare in scena, prima che un’immagine faccia il giro dei social, c’è un ultimo incontro davanti allo specchio. È lì che lavora Christian Bazzolo, classe 2001, hair-stylist di Pontinia, in provincia di Latina, che al Festival del Cinema di Venezia 2026 ha curato le acconciature di Fabiana Greco, Arianna Curci, Cecilia Capriotti, Federica Calemme, Antonella Fiordelisi ed Eva Henger.

Lo incontro nel suo salone. A ventiquattro anni Christian ha già un’esperienza da imprenditore, oltre a quella nei backstage.
Mi hanno parlato di lui e ho deciso di andare a conoscerlo: sono curiosa di scoprire chi c’è dietro le acconciature, i nomi, le fotografie del red carpet.
È il suo look, intanto, a prendersi la scena. Smalto sulle unghie, occhi resi profondi da una riga spessa di matita sfumata. Un look forte, come quelli che crea.
Prima ancora di cominciare l’intervista, mi viene voglia di chiedergli se sia sempre stato così: se abbia sempre avuto questa disinvoltura nel farsi notare. Poi, mentre parliamo, viene fuori il ragazzo che non avrei immaginato. Quando ha iniziato a lavorare, Christian era timido. Entrare in salone significava trovare uno spazio in cui quella timidezza si scioglieva e riusciva a essere se stesso. Prima di imparare a valorizzare gli altri, tra quegli specchi aveva cominciato a riconoscersi.
Oggi conserva la sua timidezza come una firma, ma si muove tra fotografi, truccatori e manager, in backstage dove venticinque minuti possono diventare otto senza preavviso. Il raccolto da realizzare resta lo stesso, il tempo per farlo improvvisamente si riduce. Sono i momenti in cui le mani devono correre e la testa rimanere lucida, mentre qualcuno alle spalle conta i secondi.
Da allora, il suo percorso si è allargato a Sanremo, con un ingaggio per Cannes e per la Fashion Week. Ma sulla poltrona dei desideri c’è ancora un posto riservato a Johnny Depp e la sua personalità da interpretare, proprio come piace a lui.

Sei giovanissimo e hai già lavorato dietro le quinte di Venezia. Come sei arrivato fin lì e quando hai capito che quello di hair-stylist sarebbe diventato il tuo mestiere?
Essere arrivato a Venezia a 24 anni è un grande orgoglio, ma lo considero un trampolino di lancio verso i prossimi appuntamenti internazionali. Ho capito che questo sarebbe stato il mio mestiere molto presto, a tredici anni. Ero un ragazzo timido: soltanto quando entravo in salone riuscivo a essere davvero Christian. Lì mi sentivo libero di esprimermi, ed è da quella sensazione che è cominciato tutto.
Raccontaci il backstage: quali personaggi hai pettinato e che cosa ti hanno chiesto? C’è una richiesta che ti ha sorpreso?
Ho pettinato Fabiana Greco, Arianna Curci, Cecilia Capriotti, Federica Calemme, Antonella Fiordelisi ed Eva Henger. Più che una singola richiesta, mi ha colpito una preferenza che ritrovo spesso frequentando questi ambienti: gli effetti naturali sono tra i più desiderati. Si punta molto sull’abito, si scelgono pochi accessori e si lascia spazio alla propria bellezza. Anche i capelli seguono questa idea: valorizzare la persona senza sovraccaricare il look.
Davanti allo specchio, le dive sanno già esattamente cosa vogliono o si lasciano guidare? Ti è capitato di proporre un look diverso da quello che avevano in mente?
Proporre e consigliare un hair look fa proprio parte del mio modo di lavorare. Mi piace condividere la mia visione con la persona che ho davanti e accompagnarla dall’idea alla realizzazione. Credo che la mia forza sia questa: immaginare un risultato e riuscire a renderlo concreto. Sapere che sul red carpet sono arrivati anche i miei suggerimenti, oltre al lavoro delle mie mani, è la cosa che mi rende più felice.

Un aneddoto che puoi raccontarci: un cambio di programma, un imprevisto risolto all’ultimo minuto o una frase che ti è rimasta impressa?
In backstage non sei mai fermo: passi da una persona all’altra e lavori praticamente in braccio a fotografi, truccatrici e manager. Una volta mi hanno detto: «Hai venticinque minuti per fare questa acconciatura». Era un raccolto anche piuttosto elaborato. Trenta secondi dopo è arrivato il manager: «In realtà ne hai soltanto otto». È rimasto lì a contare i secondi, mentre io praticamente volavo con le mani. Ecco, quegli otto minuti me li ricordo molto bene!
Per costruire un look da red carpet, da dove si comincia: dall’abito, dal viso o dalla personalità?
L’abito è uno dei primi elementi che considero, ma la cosa più importante è la personalità di chi ho davanti. Mi piace arrivare a quel risultato che fa dire: «È quello che ho sempre voluto, ma non ho mai avuto il coraggio di provare». Per riuscirci, aiuto la persona a immaginare come si vedrà: è così che nasce la fiducia. Vederla felice è ciò che mi spinge a fare sempre di più. In fondo, una parte di quella felicità passa anche dalle mie mani.
Cosa ti ha insegnato Venezia sui desideri del momento?
Ho visto look semplicissimi e altri estremamente creativi. È proprio questa varietà ad avermi colpito. Non credo ci sia un’unica tendenza nella quale tutti debbano riconoscersi: ognuno può costruire la propria, scegliendo ciò che sente più vicino. A Venezia ho ritrovato entrambe le possibilità, la voglia di naturalezza e il desiderio di osare.

Quali look ti sembrano destinati a uscire dal red carpet e arrivare in salone? E quale tendenza, secondo te, ha ormai fatto il suo tempo?
Tra i look da portare in salone sceglierei sicuramente l’effetto bagnato: un classico intramontabile, che si presta a lunghezze diverse. Lo immagino su un bob pettinato tutto all’indietro oppure con la riga centrale, ma anche sui capelli lunghi e scalati. Si può lavorare su una base liscia o creare prima il movimento e poi definirlo con il gel. È un effetto che offre molte possibilità di interpretazione.
Tra immagini sui social e foto delle celebrity, arriviamo dal nostro hairstylist con molte ispirazioni. Come distingui un look che funziona in fotografia da uno che funzionerà davvero su di noi?
Qui entra in gioco la visione del parrucchiere, una capacità che si costruisce con l’esperienza. Ho lavorato con professionisti della vecchia scuola e con grandi brand e hairstylist italiani, persone che le novità e le tendenze contribuivano a crearle. Da entrambi i mondi ho preso molto, rielaborandolo attraverso il mio stile. Per me il punto è questo: un’immagine è un’ispirazione da interpretare attraverso il proprio sguardo professionale.
Per chi vuole cambiare senza stravolgersi: qual è un intervento piccolo ma capace di fare la differenza?
Lavorare sul framing, cioè sulla cornice del viso. È un intervento semplice, ma può cambiare molto l’insieme: un ciuffo, una frangia oppure una scalatura frontale resa più armoniosa. A volte bastano due o tre centimetri tagliati nel punto giusto per vedere una differenza importante. Si interviene proprio sulla parte che notiamo per prima quando guardiamo una persona.
Dopo Venezia, chi sogni di far sedere sulla tua poltrona?
Senza dubbio Johnny Depp. Ogni suo look racconta una storia diversa e ha un’immagine fortissima. Mi affascina perché non segue le mode: le crea. Sarebbe lui la persona che vorrei far sedere sulla mia poltrona.
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