Dalla Corea arriva un cambio di prospettiva: si chiama Skin Longevity. La promessa non è di cancellare il tempo, ma di accompagnare la pelle mentre lo attraversa.
A Firenze, durante Pitti Fragranze, il brand coreano FROM THE SKIN ci ha invitati a scoprire che cosa significa davvero.
Il Mondo della Bellezza ci ha insegnato
a vivere il tempo come una colpa.
Prima dovevamo negare che stesse passando. Poi rallentarlo. Infine abbiamo pensato di poterne cancellare i segni.
A un certo punto abbiamo cominciato persino a chiamare le rughe fine lines, probabilmente nella speranza che, usando una parola inglese, si creasse quel meraviglioso distacco che di solito rende le cose un po’ meno spaventose.
Ne siamo diventati talmente ossessionati da normalizzare l’accesso a Botox, Filler e Medicina Estetica fino a trasformarli in una sorta di manutenzione ordinaria del viso.
Riempire. Distendere. Correggere.
Ogni segno del tempo era diventato un errore da cancellare. Come se lasciarlo affiorare significasse, in qualche modo, aver smesso di prenderci cura di noi.
Possiamo dirlo? Ci siamo stancate. Per fortuna.
Adesso il desiderio cambia: non vogliamo più cancellare il tempo, ma sostenere la pelle mentre lo attraversa, mantenendo intatta la nostra identità.
La chiamano Skin Longevity, che detto così, sembra una di quelle espressioni inventate dall’industria cosmetica per farci desiderare qualcosa di cui, fino a cinque minuti prima, ignoravamo completamente l’esistenza.
E invece è un invito a prenderci cura della nostra pelle abbastanza bene da valorizzarla.
L’ho capito qualche sera fa a Firenze, durante The Art of Skin Longevity, a Palazzo Alfieri, in occasione di Pitti Fragranze. Un evento di Soges Group – Place of Charme in collaborazione con N.88 SRLS, distributore europeo di FROM THE SKIN, un brand di skincare coreana dalle formulazioni così sofisticate da sembrare già nel futuro.

La serata, bisogna dirlo, faceva già metà del lavoro. Un tramonto capace di far sembrare Firenze la città più dorata e luminosa del mondo. Poi Lungarno Corsini e Palazzo Alfieri, una Residenza d’Epoca con una certa familiarità per le storie fuori copione: a fine Settecento, tra queste stanze, la principessa Luisa d’Albany trovò rifugio dopo la separazione da Charles Edward Stuart, pretendente al trono britannico, e visse la sua appassionata e discussa relazione con il poeta Vittorio Alfieri, sfidando le convenzioni del tempo. Amore, intrighi e una discreta dose di scandalo.

E poi i cocktail, le luci soffuse, una cena firmata dallo chef fiorentino Marco Briano, giornalisti, editor e professionisti del beauty. Più che una masterclass, sembrava una scena costruita ad Arte per trasformare la skincare in qualcosa di cinematografico.
Al centro non c’era soltanto il prodotto, ma tutto il suo mondo. The Art of Skin Longevity, infatti, non è stato pensato come un evento isolato: il format, presentato alla stampa durante Pitti Fragranze, proseguirà nei prossimi mesi a Firenze con nuovi appuntamenti aperti anche al pubblico e dedicati a skincare, benessere e ritualità.
Le formule presentate sono al 100% coreane. Perché, quando si parla di skincare, la Corea resta in Corea.
Glutatione e Collagene tra gli attivi di punta; poi maschere, sieri e patch, con texture e tecnologie in continua evoluzione. Nei materiali del brand compaiono anche soluzioni waterless e sistemi filmogeni studiati per favorire il rilascio degli attivi.
Texture da provare, gesti di Face Yoga da imparare e i consigli di Sonia Dalla Ragione, imprenditrice del settore beauty e consulente di bellezza, presente per guidarci dentro un’idea di cura molto più vicina al rituale che alla routine.

Per una sera, prendersi cura della pelle ha significato soprattutto fare il gesto più glamour di sempre: fermarsi.
Sentire una texture sulla pelle senza pensare al gesto successivo. Concedersi il lusso, sempre più raro, di non fare tutto di corsa. E soprattutto guardarsi allo specchio non per trovare qualcosa da correggere, ma qualcosa da valorizzare.

Non più anti-age, ma slow-age.
Del resto, la longevità è ormai ovunque: nell’alimentazione, nel fitness, nella medicina preventiva, nei retreat da migliaia di euro e nelle conversazioni di persone che fino a cinque anni fa consideravano già eroico ricordarsi di bere due litri d’acqua.
Era inevitabile che arrivasse anche nel Beauty.
Barriera cutanea. Equilibrio. Idratazione. Prevenzione.
È attraverso queste parole che FROM THE SKIN racconta la propria filosofia, mettendo al centro la salute e la qualità della pelle nel tempo.
La pelle non deve sembrare quella che avevamo a venticinque anni. Deve stare bene a quaranta, cinquanta, sessanta.
E possibilmente farci assomigliare ancora a noi, con quei punti di forza che abbiamo sempre amato, quei difetti che proprio non sopportiamo, quei segni che sono arrivati cogliendoci di sorpresa e quelle espressioni che, invece, avevamo fin da bambine e che oggi sono miracolosamente ancora lì.
È dall’unione di tutto questo che nasce la nostra armonia: un equilibrio irripetibile che ci distingue da chiunque altro e che dovremmo ricordarci di esaltare, non di cambiare.

Quindi la skincare coreana ci renderà giovani per sempre?Purtroppo no.
Ed è un peccato, perché sarebbe stato un finale eccellente.
Forse, però, ci sta suggerendo qualcosa di più utile: che possiamo prenderci cura di noi senza dichiarare guerra al tempo.
Con un buon siero, magari. Ma soprattutto con la voglia di mostrare chi siamo. E di somigliarci ancora.

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